“La Toscana nella rete dell’usura”: così titolava un recente articolo della cronaca regionale di un quotidiano a tiratura nazionale riportando i dati del rapporto antiracket ed antiusura di “S.O.S. Impresa” che stimava in 8.000 i piccoli commercianti della nostra regione potenziali vittime dell’usura. Veniva inoltre sottolineato che alcune provincie toscane figuravano nella fascia più alta della classifica nazionale del “rischio di usura” stilata sulla scorta di uno specifico indice economico finanziario connesso all’andamento dei prestiti bancari, pignoramenti, fallimenti ed altri fattori. In particolare veniva posto in evidenza come Pistoia e Prato figurassero al 12° e 14° posto della graduatoria - prima cioè di Crotone e Trapanimentre Firenze e Pisa si collocassero al 31^ posto.
Anche da parte nostra, e non poteva essere altrimenti vista la crisi generale in atto, nel 2010 abbiamo rilevato che le famiglie e le micro imprese che si sono presentate ai nostri centri di ascolto non solo sono aumentate nel numero ma hanno fatto registrare, in media, situazioni debitorie superiori a quelle rilevate negli anni precedenti. Quest’ultimo dato in particolare conferma quanto andavamo evidenziando negli ultimi anni e cioè che sono sempre più numerose le famiglie della classe media non in grado di rispettare impegni precedentemente assunti in relazione alle loro entrate. Queste famiglie, nella maggior parte, hanno in proprietà l’appartamento ove risiedono e pertanto sono quelle che, unitamente a quei piccoli commercianti - in buona parte di età matura - che non sono riusciti a riconvertirsi alle mutate situazioni del mercato ma che vogliono salvare la propria attività a tutti i costi, rappresentano oggi le categorie nel mirino degli usurai.
A fronte di questa preoccupante realtà il nostro intervento sta assumendo un valore sociale ancora più significativo, anche se il rispetto dei criteri di meritevolezza che la legge ci impone nel rilascio di garanzie ci costringe spesso a declinare richieste in contrasto con lo spirito di solidarietà che caratterizza il nostro operato. Del resto, se vogliamo effettivamente essere di concreto aiuto, dobbiamo operare con professionalità in modo anche di mantenere inalterato - ed anzi consolidare - quel livello di fiducia del sistema bancario conseguito in dodici anni di attività. A tal proposito ricordiamo che la decisione finale sulla concessione dei finanziamenti è demandata alle banche convenzionate che si accollano una quota di rischio spesso in percentuale elevata. Comunque le banche, pur presentando nel 2010 un erogato superiore al 2009, continuano ad operare, anche se in misura diversa fra loro , in un ottica di contenimento nella concessione del credito e con tempi ancora lontani da quelli definiti negli accordi dalle stesse banche liberamente sottoscritti.
Nel 2010 sono stati erogati n. 134 finanziamenti per € 9.674.185,00 (+34,35 %).
L’importo medio dei finanziamenti proposti nell’annoè stato di € 72.900,00.
Al 31.12.2010 i finanziamenti all’esame delle banche erano n. 90 per € 7.419.550,00.
Dall’inizio dell’attività sono stati erogati n.1.543 finanziamenti per € 60.537.065,00.
Il contenzioso è il 4,09% sul totale dell’erogato.
Al 31.12.2010 il “Fondo Speciale Antiusura” - utilizzato per il rilascio di garanzie alle banche - ammontava a € 10.507.196,00.
Questi valori di tutto rispetto fanno della Fondazione, secondo le indicazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, una fra le più attive e virtuose del Paese.
Il servizio da noi svolto, finalizzato al risanamento di bilanci familiari ed al reinserimento di micro imprese nel tessuto produttivo locale, ha anche indubbi positivi risvolti economici per cui se è indispensabile che continui - oggi a maggior ragione con la crisi in atto - a mantenere gli attuali livelli di eccellenza deve poter contare sull’attenzione ed il supporto degli enti locali che invece è mancato nel 2010. In particolare la Regione Toscana non ha reso operativa la legge n. 86 del 29.12.2009 (Strumenti di prevenzione dell’usura ed educazione all’uso consapevole del denaro) che all’art 6 recita: “La Regione riconosce il ruolo della Fondazione Toscana per la Prevenzione dell’Usura sul territorio regionale e ne sostiene l’attività”.
L’usura, infatti, continua ad essere un fenomeno che, anche in Toscana e per le motivazioni che da anni ripetiamo (omertà, sudditanza o paura verso l’usuraio, tempi lunghi della giustizia), non emerge ma deve preoccupare chi è preposto alla gestione
della cosa pubblica, se non altro per evitare che organizzazioni malavitose e/o di stampo mafioso approfittando delle difficoltà attuali si radichino nel nostro territorio riciclando denaro di provenienza illecita. E questo tenendo ben presente che la prevenzione - cioè l’aiuto offerto per superare situazioni di sovra indebitamento (principale causa dell’usura) - si è dimostrata l’arma più efficace per contrastarla.
In proposito siamo anche a richiedere allo Stato la revisione della legge 108/96 in particolare per modificare i criteri sulla determinazione del tasso usura che, oggi, mentre per alcune categorie di operazioni è a valori poco remunerativi per gli operatori finanziari (per i mutui a tasso variabile il tasso usura è al 4,02% e questo concorre ad indurre le banche a limitarne la concessione, compresi quelli da noi proposti ), per altre categorie, in particolare per il credito revolving, consente di applicare tassi fino al 25,92%.
La legge 108/96, che si è comunque dimostrata un valido strumento nella lotta all’usura, con gli interventi di prevenzione ha portato alla formazione di una collaborazione fra il settore pubblico (Stato), quello privato (Banche) ed il volontariato che sta dimostrando come in Italia la società, intesa come cittadini organizzati in gruppi, associazioni o in iniziative di carattere sociale è in grado di contribuire a risolvere criticità se viene fornita del giusto appoggio. Possiamo dire che tale esperienza ha di fatto in parte anticipato il principio della “Big Society”, un innovativo progetto che il governo inglese sta cercando di concretizzare e che in sostanza mira alla realizzazione di una partenership tra i tre sopracitati settori per ottenere economie di gestione e continuare così a garantire servizi adeguati alla popolazione. Progetto che, per la consolidata disponibilità degli italiani ad impegnarsi nel volontariato, dovrebbe trovare adeguata attenzione anche da parte delle nostre forze politiche.
Il bilancio di missione è l’occasione per evidenziare l’opera dei nostri volontari che non solo riescono a risolvere situazioni complesse che richiedono conoscenze professionali che spaziano dal finanziario al legale, ma perché con la disponibilità all’ascolto che li caratterizza fanno sì che chi si rivolge ai nostri centri trova comunque persone che, calandosi nelle sue problematiche, riescono sempre a dare un aiuto.
Il Presidente
(Lelio Grossi)
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